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Mai, come in questo momento del mondo, la comunicazione ha preso potere e spazio tra le persone. I mezzi tecnologici, internet e la tv, ci hanno avvicinato e connesso a realtà e dimensioni, anni fa ben poco immaginabili.

Effettivamente la comunicazione ha un senso ed un potere etimologico “accomunante”: eppure spesso tutta questa “comunione” ci crea disagi, conflitti e distanze.

Siamo ancora in pochi, o comunque non ancora in quantità sufficiente, a riconoscere il nostro quanto personale  potere comunicativo: forse, non conosciamo o comprendiamo appieno il vero significato delle parole; le usiamo con approssimazione e superficialità, oppure in alcuni casi, con finalità “snaturanti” e cioè di manipolazione degli altri.

Nonostante ciò, il linguaggio rimane e ha da rimanere comunque neutrale, se non in casi estremi.

Se passo dal termine “comunicare” al verbo “parlare”, posso comunque abbinare ad entrambe le accezioni una terza possibilità e verbo, cioè “mettere in contatto”.
Ed è proprio su quest’ultimo termine che voglio porre ora attenzione!!!

Mi rendo conto che quando comunico o parlo con qualcuno, per fare questo, metto, per forza e per prima cosa, in contatto una parte di Me con Me, in pensieri, parole ed eventuali giudizi?

MENTRE PARLO IO SONO E CREO CIÒ CHE IO CREDO | La bioetica del linguaggioEppure così naturalmente accade…

… Ed è questo, ancora oggi, il nucleo o forse la “ratio” del successo o dell’insuccesso di ogni comunicazione!

Prima di comunicare, parlare o mettermi in contatto con qualcuno, Io Ascolto Me Stesso ; ed è questa consapevolezza la chiave del miglioramento oppure della levatura del linguaggio, che vivo e condivido nel Mondo e del Mondo di Me.

Ora: possiamo accettare che “Siamo ciò che diciamo?

E ancora che “Ciò che diciamo nasce dalle nostre credenze acquisite, ma non per forza vere?
E ancor di più possiamo ammettere che “Ciò che comunichiamo, crei delle realtà specifiche e connesse al loro/nostro significato?

Io credo proprio di si!!!… ed inizio con un esempio pratico.

Attraverso una parola “matrice” come il verbo “competere” e le sue derivazioni, che sono le parole “competenza” e la parola “competizione”.

Il significato etimologico del verbo competere, che deriva dal latino “cum-petere” che praticamente significa ” chiedere insieme “, nel tempo è stato adattato al significato di “gareggiare”, come anche di “mettere l’uno contro l’altro”; piuttosto che “mettersi alla prova” – più per vincere che per distinguersi.67

Intanto oggi scopriamo che buona parte del nostro linguaggio ha una valenza che tende maggiormente al negativo piuttosto che al positivo.

Questo si può verificare soprattutto perché la stragrande maggioranza delle nostre parole ha avuto origine, cioè sono state create ed enunciate, in una realtà storica molto bellicosa ed istintiva, propensa e protesa più alla protezione, al giudizio, alla difesa che al tentativo sia di esprimere sia di mantenere la propria identità linguistica, culturale, sociale e religiosa che di affermarla, Arrivando ad Imporla sulle altre realtà linguistiche più o meno confinanti…

Questa responsabilità storica ha caratterizzato perciò il nostro linguaggio e in qualche modo ci ha fatto essere e diventare persone di un certo tipo.

teatroalberomaschere_89045Il termine stesso di “persona” ci giunge (per benevola elargizione o meglio “Dono” dell’Universo All’Uomo) dal latino e significa “maschera”.
Tale parola si identificava proprio in una scultura di legno, una maschera che i vari attori indossavano negli spettacoli non solo per estremizzare un personaggio, ma soprattutto per far risuonare ed amplificare meglio, a mo’ di cassa armonica, la loro voce verso IL pubblico.

Perciò… Non è originale ma, forse, più divertente, avere la consapevolezza di essere come degli attori che vibrano attraverso (o usando) le parole in un contesto oppure in una trama narrata, ma ancora non bene conosciuta: non credete?

La consapevolezza di questo messaggio sta nel rinnovare ed amplificare la chiarezza originaria dei termini che utilizziamo quotidianamente per poi espandere maggiore bellezza e minore giudizio, facilitando l’incontro con il nostro prossimo.

Il rinnovamento ed il potere espressivo del nostro linguaggio va perciò riallineato e riconnesso al cuore e all’anima delle persone, ricaricandolo di nuova energia positiva ed armonica.

butterfly-1127666123okForse toccherà tradirci? Tradire le origine “sacre” di certi nostri padri linguistici? Chissà …!?!

Eppure tradire deriva dal latino “tradere” e cioè “andare oltre”, “attraversare”: personalmente,  vorrei osare proponendovi questo tradire linguistico  come una fragrante evoluzione, atta a trascendere di freschezza la Vibrazione in Cammino che Tutti Noi, a nostro modo, siamo, per riunirci all’Unisono, liberi di ri-bellarci e altresi’ di Tornare a far splendere la Libertà dell’Amore nella Bellezza che Siamo.”

Grazie

Marco Merlo

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