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In questi giorni c’è un gran parlare, scrivere e commentare la recente “scoperta” scientifica riguardo la teoria della relatività generale di Einstein; metto le virgolette perché in realtà non è una scoperta ma un’osservazione e rilevazione di dati che avallano ciò che Einstein aveva ipotizzato quasi cento anni fa.

Questo fatto mi ha dato lo spunto per riflettere: CREDIAMO E QUINDI VEDIAMO, come ha fatto Einstein che nella sua mente ha CREDUTO possibile una teoria e quindi l’ha VISTA, enunciata, pubblicata e il mondo ne è venuto a conoscenza. Oppure VEDIAMO, come è avvenuto al Laser Interferometer Gravitational-wave Observatory (LIGO), un segnale transiente di un’onda gravitazionale e allora CREDIAMO che la teoria della relatività generale di Einstein sia vera?

Cerco di spiegare entrambi i punti di cui parlo.

Secondo Einstein l’interazione gravitazionale tra due corpi massivi non è la conseguenza di un’azione a distanza come predetto invece da Newton, bensì è il risultato di una legge fisica che implica una relazione tra la curvatura dello spazio-tempo, la massa, l’impulso, ecc.

Ovvero egli credeva che lo spazio fosse come un enorme lenzuolo elastico su cui i corpi celesti massivi creano un avvallamento. Per Einstein lo spazio è come una trama gentile e i corpi massivi creano l’arazzo dell’universo di cui noi (genere umano abitante il pianeta Terra) sperimentiamo vari colori.

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Figura 1: Trama dello spazio secondo la teoria della relatività generale di Einstein. Le linee verdi sono la curvatura che la massa solare crea e la Terra vi rimane intrappolata (Image credits: T. Pyle/LIGO).

Pensiamo all’interazione Sole-Terra (vedi figura 1), la presenza del sole deforma l’arazzo e crea un’incurvatura che di conseguenza produce un effetto sui pianeti intorno al Sole. La Terra rotola su questa trama e rimane intrappolata girando intorno al Sole.

 

Un “semplice” impiegato dell’ufficio brevetti di Berna credeva, credeva fortemente in un’idea e ci ha riflettuto, studiato, ha passato ore e ore a scrivere formule matematiche che potessero descrivere ciò che vedeva, ciò che per lui era reale!

Il 14 settembre 2015 alle 09:50:45 UTC presso il LIGA (Laser Interferometer Gravitational-Wave Observatory) due rilevatori “VEDONO” contemporaneamente segnali di onde gravitazionali, ovvero osservano delle increspature nella trama dell’universo come aveva “CREDUTO” Einstein.

Le onde gravitazionali osservate sono state prodotte da due oggetti celesti molto massivi, due buchi neri rispettivamente di 36 e 29 Masse Solari che ruotando a spirale uno sull’altro alla fine si sono fusi in un unico oggetto di ben 62 Masse Solari. L’evento è stato così catastrofico che ha creato un’increspatura nella trama dell’universo, increspatura che si è propagata nello spazio-tempo arrivando a noi in circa un miliardo di anni, anno più anno meno, ed è stata rilevata dai nostri interferometri (Figura 2).

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Figura 2: Simulazione numerica di onde gravitazionali emesse dal movimento a spirale e la conseguente fusione di due buchi neri. I contorni colorati intorno a ogni buco nero rappresentano l’ampiezza della radiazione gravitazionale, le linee blu rappresentano le orbite dei buchi neri e le frecce verdi il loro spin. (Immagine: C. Henze/NASA Ames Research Center)

A questo punto la mia riflessione è:

è bene credere per vedere, e non vedere per credere!

Se Einstein non avesse creduto prima, noi oggi non avremmo visto!

L’euforia che la comunità scientifica sta ora provando non sarebbe stata possibile perché non avrebbe avuto senso ciò che i rilevatori hanno osservato, probabilmente non avremmo saputo nemmeno cosa stessimo guardando.

Forse non ne avremmo avuto consapevolezza.

E invece poiché prima abbiamo creduto, nel momento in cui abbiamo visto dentro di noi, ci siamo sentiti euforici, grandi, espansi, potenti, un tutt’uno con l’universo.

Credere per vedere apre la mente, ci collega gli uni agli altri e al TUTTO, a quell’immenso bacino di conoscenza che è il meta-verso da cui possiamo “scaricare” informazioni a nostro piacimento.

Possiamo creare la nostra realtà, la nostra vita, la nostra abbondanza, la nostra felicità, il nostro mondo, incrementando la consapevolezza di chi siamo: esseri di luce tecnologicamente avanzati.

Vedere per credere ci limita, ci rallenta, ci boicotta, ci addormenta, ci ferma, ci rende inerti.

Quindi forza, creiamo l’accelerazione necessaria per uscire dalla buca gravitazionale e liberiamocidall’accidia e dall’inedia. L’unico requisito? Il coraggio di essere noi stessi!

È sì, ci vuole coraggio per credere e poi vedere, ma questo è uno dei primi passi per il risveglio spirituale, per avere sempre più consapevolezza che siamo essere biologici multidimensionali altamente tecnologici.

AUTORE: Nancy Aharpour

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